Aikido

"Dove si studia la Via"


     Se si chiede il reale significato della parola dojo, ci si deve accontentare, nel migliore dei casi, della formula lapidaria e convenzionale di “luogo (jo) dove si studia la Via (do)”.

  
     Nella sua essenza il dojo è di origine giapponese e le regole che lo riguardano furono fissate dall’ imperatore Kammu (736-805), durante l’era Heian, nel 794 quando fu edificato il Butokuden, o “Sala della Virtù Cavalleresca”, il dojo situato nel parco del palazzo imperiale di Kyoto. Queste regole, ormai più che millenarie, si sono trasmesse di generazione in generazione senza grandi cambiamenti fino ai nostri giorni. Tale trasmissione immemorabile permette al dojo, quando è autentico, di situarsi al di fuori del tempo: non esiste alcuna differenza tra un saluto effettuato in un dojo della capitale agli inizi degli anni ’50 o nel 2000, e questo stesso saluto sarebbe potuto avvenire in un dojo simile di Kyoto, la capitale giapponese di più di tre secoli fa, o a Torino oggi.

  
    
Il comportamento nel Dojo

In nessun caso si entra o esce dal tatami senza averne ricevuta l’autorizzazione. In caso di incidente, questa regola permetteva all’insegnante di essere immediatamente messo al corrente della situazione e di non perdere tempo.

Si sale sul tatami con un abbigliamento adeguato e pulito. Prima di salire sul tatami ci si lava i piedi.

Si saluta prima di tutto il luogo e ciò che rappresenta simbolicamente.
Si saluta poi la pratica, il do, la sua trasmissione e i suoi rappresentanti, ovvero il maestro fondatore, i suoi discendenti ed eredi, quindi gli insegnanti e gli anziani eventualmente presenti sul tatami.
Nei dojo tradizionali si saluta il Sensei quando si entra o si esce dal dojo, quando si sale o si scende dal tatami, quando si domanda consiglio.
Si salutano infine i praticanti e gli strumenti della pratica. Si saluta in questo modo quando si invita un compagno, quando si è invitati a praticare da un anziano sempai, se si usa uno strumento (un jo, una bokken, un tanto) e quando viene dato il segnale che la tecnica è terminata.
Questi diversi saluti non escludono il saluto cerimonialue (reiho all’inizio ed alla fine della lezione).
Conviene aspettare che l’insegnante abbia finito di salutare prima di rialzarsi.

Non si passa dietro la schiena di qualcuno di grado più alto quando questi è in seiza, a meno che non se ne abbia avuta l’espressa autorizzazione.

Quando l’insegnante spiega una tecnica ci si siede in posizione di seiza o a gambe incrociate (MAI stare sdraiati o addossati al muro); durante la pratica si sta in piedi con le braccia dietro la schiena o rilassate lungo i fianchi (se non si sta eseguendo una tecnica o un attacco). E’ proibito stare con le braccia incrociate sul petto se non si è conseguito un grado superiore a quello del sensei che tiene la lezione.

Prestare attenzione agli insegnamenti, rispettare le cinture di grado superiore e parlare a bassa voce sono semplici esercizi di buona educazione e contribuiscono a creare un’atmosfera piacevole e rilassante in cui praticare.
  


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