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Non possiamo esimerci dal fare un breve accenno all’aikijujutsu, considerando che O-sensei Morihei Ueshiba ne divenne un esperto e ricevette il mokuroku dell’insegnamento prima di fondare la scuola di Aikido.
Nel daito-ryu aikijujutsu non esiste l’idea di sport, e nemmeno il concetto di armonia (intesa nel senso metafisico o morale) con l’aggressore: esiste solo l’interagire delle energie dei combattimenti e lo sfruttamento del risultato combinato. Da qui le particelle Ai e ki nel nome aikijujutsu.
Il punto focale di ogni tecnica è l’efficacia (immobilizzare, rompere, uccidere) e si parla liberamente di infliggere danni all’aggressore, senza ammantare di lealtà o correttezza il confronto: l’unico scopo è la vittoria, anche conseguita senza regole.
Le tecniche daito-ryu aikijujutsu mirano a mantenere il controllo dell’ avversario.
Se l’avversario afferra la manica, non basta dire “lo colpisco con un pugno” (come in altre arti marziali), nel daito-ryu prima si blocca la sua mano e poi con l’altra si esegue la tecnica, così che nel momento di dolore l’avversario non possa straccare la presa e l’arto si fratturi.
Il contatto degli atemi è pieno sul corpo (sono esclusi gli atemi che fratturano), ma al viso sono portate con controllo e senza contatto.
Le proiezioni sono quasi tutte otoshi, portando il capo a sbattere con quanta più forza possibile, senza permettere a uke una caduta circolare e morbida.
“...in seguito decisi di raffinare la mia tecnica in modo da permettere a qualsiasi mio sfidante di sfuggire alle ferite, poiché nessuno dovrebbe farsi male mentre pratica l’Aikido.”
Morihei Ueshiba
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